La “discromatopsia” è una cecità ai colori, ovvero un’inabilità a percepire i colori, in tutto o in parte (cito dall’Enciclopedia non essendo medico). E’ un difetto di natura prevalentemente genetica, ma può insorgere anche in seguito a danni agli occhi, ai nervi o al cervello.
Ed effettivamente credo che gravi danni debbano aver colpito la politica nazionale odierna, se quest’ultima è stata capace di dare alla luce un governo giallo-rosso (Pd e M5S), dopo che con la medesima compagine rappresentativa parlamentare aveva dato vita a un governo giallo verde, durato un anno e quattro mesi (M5S e Lega).
Ciò che lascia veramente interdetti è che non ci si rende conto di come sia incredibile che la stessa rappresentanza parlamentare possa esprimere – nell’arco di una medesima legislatura, e quindi con la stessa proporzione tra forze politiche – due governi non solo diversi tra loro, ma addirittura “opposti”, ossia i cui programmi dovrebbero essere e sono semplicemente alternativi, o uno o l’altro. E così la Repubblica italiana si ritrova suo malgrado a fare come Penelope con la sua tela, costruisce qualcosa in un giorno, per poi distruggere e fare tutt’altro il giorno dopo.
Tutto ciò avviene – udite udite – sotto la guida del medesimo Presidente del Consiglio, che non oso immaginare con quale faccia riesca ad eseguire entrambi gli incarichi ricevuti senza entrare in contraddizione con sé stesso, a meno di non soffrire di sindrome dissociativa identitaria o di delirio di attaccamento alla poltrona.
Ed è paradossale che tutto ciò venga propinato come necessità per salvare il Paese dal baratro (come accade ogni volta che si muove l’intelligentia di sinistra a sua volta mossa dall’Europa – non quella voluta dai nostri padri – ma quella monetaria e burocratica odierna).
Credo invece che la democrazia non abbia mai sofferto così tanto, in tutta la storia repubblicana, come in questo momento, per fatti interni ad essa (e non esterni come fu per il periodo del terrorismo).
E non solo per quello che si dicevano i protagonisti M5S e PD, sino esattamente a pochi giorni fa. Sui social girano video, sia di Zingaretti, sia di Conte, sia di Renzi, sia Di Maio, sia di Di Battista, nei quali essi non solo si dicevano peste e corna gli uni degli altri, ma addirittura giuravano e spergiuravano di non poter fare reciprocamente alleanze. Più volte sono state richiamate le dimissioni, in tale eventualità. Ora l’eventualità si è verificata, ma i protagonisti non si sono dimessi, anzi hanno gestito direttamente il voltafaccia, facendo assolutamente finta di nulla. Credo invece che anche la politica, per quanto spregiudicata, debba conservare una sua minima dignità, che in questa vicenda è stata del tutto azzerata.
Ma non è questo l’aspetto più delicato. Il problema vero è che questa operazione non è stata fatta per il bene del Paese. Le motivazioni che tengono in piedi queste due forze politiche, “incompatibili” a loro stesso dire, non sono le cose da fare. Se leggete il programma con cui Conte bis, scoprirete che è del tutto generico ed elenca grandi temi su cui ognuno si potrebbe trovare d’accordo (manca solo la pace nel mondo) senza declinarli in azioni concrete. L’unica motivazione per cui è stato avviato questo governo, che non ha neppure un “contratto” di cose da fare sottoscritto (come se non altro aveva il precedente), è la necessità politica (per loro) di non andare a votazioni, in quanto non solo i sondaggi, ma anche le recenti elezioni sia europee che amministrative, hanno prospettato una loro sconfitta (e una ipotetica affermazione di Salvini e del centrodestra). Dunque ciò che ha prevalso è un interesse “privato” partitico, comprensibile ma non certo indirizzato, almeno a livello di tentativo, al bene comune, visto l’obiettivo prioritario di far fuori un nemico politico (su questo, e quasi solo su questo, M5S e Pd sono perfettamente concordi).
Così si verifica che le forze che appoggiano il nuovo Governo (che deve ancora avere la fiducia delle Camere) sono in realtà quelle ultimamente sconfitte nel Paese a seguito degli esiti delle recenti elezioni europee ed amministrative. So benissimo che la nostra è una democrazia Parlamentare e che i cittadini non scelgono il governo, ma i propri rappresentanti in Parlamento, e che quindi ciò che è accaduto rientra perfettamente nelle forme e nelle procedure democratiche. Ciò che rilevo è un dato di fatto: i rapporti tra le forze politiche nell’attuale Parlamento sono in buona parte diversi rispetto alla loro evoluzione successiva (la Lega, pur adeguatamente rappresentata in Parlamento, non è tuttavia presente nelle percentuali che i cittadini le hanno poi riconosciuto; viceversa i grillini sono sovrarappresentati; addirittura nel Pd è cambiata anche la distribuzione interna tra la componente renziana e quella più organica al partito, con cambio di segreteria e interessi diversi).
Questa improbabile maggioranza la si è voluta mettere in piedi “ad ogni costo”, anche contro i giuramenti solenni, ma così si è abbassato il tasso di democrazia sostanziale del Paese. E’ significativo che il nuovo Governo ha avuto il via libera grazie al voto di 60.000 grillini che si sono espressi sulla piattaforma Rousseau. E’ ovvio che ciascun partito può e dovrebbe investire i propri iscritti delle questioni più importanti, ma questo “prima” di avviare le trattative, non per “dare il via libera” alla nascita di un governo che dovrebbe essere di tutti gli italiani. Non so se si comprende il vulnus per la democrazia che si è determinato: le istituzioni sono rimaste ostaggio di un voto on line, solo una minima parte di cittadini ha deciso la nascita effettiva di un governo della Repubblica.
Ma la contrarietà a questo governo sta soprattutto nel fatto che esso unisce istanze assistenzialistiche (M5S) con istanze statalistiche (Pd), in un mix che è di ostacolo alla crescita del Paese (è già stato sottolineato da più parti che il Nord Italia non vi è rappresentato). Chi ne soffrirà ampiamente (al di là delle dichiarazioni formali di rito) è l’istituto familiare, anzi le nostre tante famiglie che ancora i giovani si ostinano a formare (purtroppo sempre di meno). L’unico aspetto politico che unisce i giallorossi (a parte l’allergia al voto e un’idea di giustizialismo “a senso unico) è l’individualismo giacobino in tema di nuovi diritti. La Cirinnà, a cui si deve la legge sulle unioni civili di persone dello stesso sesso, che ebbe già a scrivere “Dio, patria, famiglia, che vita di merda“, lo ha detto chiaramente “sui nuovi diritti abbiamo davanti una pagina bianca e un nuovo percorso da avviare”. Aspettiamoci quindi un’accelerazione su omotransfobia (un nuovo reato di opinione che vorrebbe riportare, a livello di reato, il contenuto della recente legge regionale ER), eutanasia (a breve, il 24 settembre, la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità dell’art. 580 c.p. sul suicidio assistito, sulla vicenda Cappato/dj Fabo), legalizzazione di droghe leggere, matrimonio egualitario, omogenitorialità (che significa utero in affitto), riforma delle adozioni per “tutti”. Spero di sbagliarmi, ma temo inizi un periodo che chiamerei di NUOVO POPULISMO ANTROPOLOGICO
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