Sono sceso in piazza a Cesenatico, sabato 11 luglio, assieme a tante altre persone (in piazza eravamo 210) e insieme a tante altre piazze in tutta Italia che hanno manifestato, in silenzio, la propria contrarietà alla proposta di legge Zan-Scalfarotto-Boldrini, sul contrasto all’omofobia, in realtà volta a far affermare per legge l’ideologia Lgbt e gender, a pena di reato. La proposta è incardinata in discussione alla Camera per il giorno 27 luglio. Speriamo che il tutto possa essere posticipato. Le opposizioni, soprattutto FdI e Lega, hanno presentato più di 1000 emendamenti per tentare di contrastarne l’approvazione. Dopo la Camera il provvedimento dovrà ancora superare il vaglio del Senato (speriamo che non ci arrivi).

Sono sceso in piazza perché reputo questa proposta di legge profondamente pericolosa (oltre che inutile, come ho già spiegato in un precedente blog). Si discute infatti se introdurre una nuova fattispecie penale che non aggiunge nulla al rispetto che deve comunque essere portato ad ogni persona (indipendentemente dalla categoria in cui la si voglia etichettare); e che, all’opposto, introduce incriminazioni indeterminate riconducibili al reato di opinione (con grave limitazione della libertà di pensiero).

In sostanza, non di potrà più dire una parola di verità sull’uomo.

Sono sceso in piazza perché voglio poter continuare ad alzarmi ogni volta che ce ne sia bisogno, come ci sollecitava Giovanni Paolo II: “Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata… Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l’autorità di distruggere la vita non nata …Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un’ emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio …Ci alzeremo quando l’istituzione del matrimonio viene abbandonata all’ egoismo unano …e affermeremo l’indissolubilità del vincolo coniugale … Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche … e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell’individuo ma anche per quello della società … Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l’energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia … Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto”.

Dite che non c’è bisogno di contrastare questa deriva?

Qualche giorno fa nella parrocchia di Lizzano, sotto la diocesi di Taranto, un gruppo di fedeli, preoccupato per la situazione, si è riunito per un momento di preghiera, chiedendo al Signore di difendere la famiglia e di fermare l’approvazione di questa proposta di legge liberticida. Un gruppo di persone, a cui si è aggregata anche il sindaco, Antonietta D’Oria, ha manifestato senza autorizzazione nella piazza antistante la parrocchia contro i fedeli, tanto che sono dovuti intervenire i carabinieri. Il sindaco ha anche auspicato che i carabinieri contrastassero la funzione in chiesa e non i manifestanti!

Questa è la situazione, questo il clima, questa la libertà di pensare, di dire, di pregare, che verrà preclusa qualora passasse la legge

Vi invito a leggere, sui fatti, questo commento dell’amico Lele Lugaresi

https://leonardolugaresi.wordpress.com/