È assolutamente logico. Pensateci: siamo spaventati, terrorizzati. Spaventati dal dolore. Vogliamo rimanere al sicuro. Chi non lo desidera? Lo posso capire.
Eppure, questo non ci giustifica dal decidere noi in merito alla vita. Ve lo dimostro.
Citando Rosario Livatino – che in una conferenza, faceva riferimento alla questione dell’eutanasia, e riprendeva le preoccupazioni che un parlamentare laico del tempo aveva, per l’introduzione di un presunto diritto all’eutanasia – il Papa ha riportato quanto segue:
«Se l’opposizione del credente a questa legge si fonda sulla convinzione che la vita umana […] è dono divino che all’uomo non è lecito soffocare o interrompere, altrettanto motivata è l’opposizione del non credente che si fonda sulla convinzione che la vita sia tutelata dal diritto naturale, che nessun diritto positivo può violare o contraddire, dal momento che essa appartiene alla sfera dei beni “indisponibili”, che né i singoli né la collettività possono aggredire» (Canicattì, 30 aprile 1986, in Fede e diritto, a cura della Postulazione).
Mi sono detto: è proprio questo il punto. Altro che “diritto a morire”.