Lo scorso 29 Novembre sono stato all’udienza del Papa e mi è sorta una domanda: perché si parla di “diritto” a morire? Quale fondamento giuridico ha questo diritto? Vi starete chiedendo: perché vi scrivo questo? Ve lo spiego subito.
Provate a pensarci. Non è forse un dolore inimmaginabile assistere qualcuno durante la fine della propria vita?
Non aggiungo parole su questo. Chi di voi ci è passato, sa di cosa sto parlando. Ma il punto è: esiste veramente un “diritto a morire”?
Ultimamente si fa tanto parlare – spesso con troppa leggerezza e senza cognizione di causa – di argomenti come il fine vita, e ci sono persone che auspicano leggi a favore di questo presunto “diritto a morire”.
In questa confusione generale, personalmente ho trovato illuminanti le parole del nostro Pontefice, a proposito di quanto detto sopra.
Oggi – ha detto il Papa – vi sono “pronunce per le quali l’interesse principale di una persona disabile o anziana sarebbe quello di morire e non di essere curato, o che – secondo una giurisprudenza che si autodefinisce ‘creativa’ – inventano un ‘diritto di morire’ privo di qualsiasi fondamento giuridico, e in questo modo affievoliscono gli sforzi per lenire il dolore e non abbandonare a sé stessa la persona che si avvia a concludere la propria esistenza”.
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