Credo sia venuto il momento di cambiare un “modello” culturale, che è tale sempre uguale da 50 anni, di base statalista e con una visione etica dell’uomo incompatibile con i principi del cristianesimo.
Bonaccini oggi vorrebbe accreditarsi come “cosa diversa” dal Pd, come se dovesse rifarsi una verginità senza il Pd (ha addirittura vietato ai responsabili del suo partiti di mettere piede sul territorio Emiliano Romagnolo). Punta tutto sulla sua persona (un logo solo barba e occhiali – senza testa – io qualche domanda me la farei). Ma il suo curriculum vitae non sarebbe neppure pensabile senza il Pd e si muove a livello regionale come il suo partito si muove a livello nazionale.
La Regione ha una delle addizionali Irpef più alte e per sostenere servizi di qualità è una di quelle che spende di più. La plastic tax, la sugar tax e l’aumento delle accise dei carburanti, approvate dal governo del suo partito, metteranno in difficoltà le imprese emiliano romagnole, pur tra le più operose ed efficaci. La Regione approva leggi come quella sull’omotransnegatività che rimanda al reato di opinione e finanzia progetti che promuovono il superamento delle figure del babbo e della mamma e lo scardinamento della famiglia.
Dalla recentissima classifica sulla qualità della vita de Il Sole 24 Ore, risulta che la nostra Provincia è 25esima (ma nel 2004 era 4!), e per furti e rapine è al 91° posto, su 108; e per qualità dell’aria – che vorrebbe essere il punto di forza dell’amministrazione regionale – al 61° esimo.
È da un po’ che abbiamo perso i primati.
Si può fare di più e di meglio, valorizzando ancor più tutto quanto di positivo gli emiliani romagnoli sono riusciti a creare in questi anni.
Non è vero che – come sostiene Bonaccini – dopo il Pd arrivano i barbari. Che i bravi amministratori siano solo di sinistra è una favola a cui non crede più nessuno. Le altre Regioni nella top ten sono tutte governare dal centrodestra. Chiediamo una vera Emilia Romagna del futuro … senza il Pd.
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